A tutta velocità nel fiume Taro: “Così ho preparato le Lamborghini per la Parigi Dakar“

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Sandro Munari, il drago dei rally, lavorò a lungo per portare due gigantesche LM-002 al raid africano. Ecco l'incredibile racconto… Foto

Campione del mondo rally con la Stratos, quattro volte in trionfo al Rally di Montecarlo, il "drago", Sandro Munari, la leggenda delle corse su strada ha anche realizzato forse l'auto da corsa più incredibile del mondo: una gigantesca Lamborghini LM-002 per partecipare alla Parigi Dakar. Una macchina derivata dal modello di serie già di per se incredibile: un colossale fuoristrada realizzato con il motore V12 della Lamborghini Countach, oggi considerato "la mamma" dell'Urus, il nuovo 4×4 che la  Lambo si appresta a lanciare.

"E' stata una delle cose più divertenti della mia vita", confida il Drago. "Dopo le corse, nei 10 anni di lavoro alla Lamborghini, ho avuto la gioia – perché di questo si trattò di dover preparare due LM per la Parigi Dakar".

OAS_RICH(‘Bottom’);La domanda è facile. Perché?

"L'idea non nacque da noi, ma da un team francese che ci commissionò la realizzazione di due macchine speciali per correre alla competizione. Come dire di no… Vennero fuori due vere bombe, velocissime".

Veloci quanto?

"Per metterle a punto avevo fatto dei test durissimi, mi ero infilato a tutta birra nel greto del torrente Taro, vicino Parma, e riuscivo a viaggiare a velocità incredibile sul letto del fiume pieno di giganteschi sassi. Poi avevo provato la Lamborghini su una lunga striscia di sabbia per stabilire quale pressione fosse meglio per andare più forte. Me la ricordo ancora, era 0,8".

Mettere alla frusta una macchina del genere in Italia non deve essere stato facile.

"Affatto, e bisognava fare tutto di persona perché non esistevano computer, realtà virtuali o altro… Per questo alla fine della messa a punto, decisi di portare questa Lamborghini in un raid in Grecia".

Anche questa una meta un po' diversa dall'Africa.

"Si, le caratteristiche degli sterrati non erano per niente simili a quelle della Parigi Dakar di allora, ma era l'unica gara dove potevamo iscrivere un fuoristrada del genere, quella specie di mostro che avevo creato…".

Come finì?

"Le prove speciali erano segrete ma si iniziò una prova spettacolare su una spiaggia. Lì feci il miglior tempo assoluto. Era impossibile stare dietro a questa Lamborghini. Poi però le cose cambiarono: nelle altre prove speciali la mastodontica e pesante LM002 non si adattava bene alle strade strette. Ma io e il fido navigatore Mario Mannucci non mollavamo. Eravamo sempre in lotta per le prime posizioni".

A un passo dalla vittoria?

"Già ma iniziò a piovere e la pioggia trasformò le strade in maxi piscine di fango. E la LM-002 con quelle gomme gigantesche era inguidabile: per questa Lamborghini non esistevano gomme strette. Anzi non esistevano proprio altre gomme a parte quelle speciali fatte apposta per questa macchina che –  va ricordato – superava ampiamente i 200 orari con una massa di 2400 kg… Erano pneumatici 345/60 R17, impossibili per quelle condizioni. Così ci dovemmo ritirare".

Impossibile continuare?

"Si, non c'era modo: la macchina in queste condizioni inizia a galleggiare e non si controlla più. E poco dopo successe anche di peggio. Arrivò la brutta notizia che il team che ci aveva commissionato le Lamborghini per la Dakar fallì. Così addio gara".

Che fine hanno fatto quelle due specialissime LM?

"L'allora presidente della Lamborghini, Emile Nogaro, decise di tenere le auto, ma i tempi cambiarono e fu deciso di venderle ad un collezionista, tutte e due".

Peccato.

"Già, ma il vero peccato è stato quello di non poter vedere le mie creature in azione alla Parigi-Dakar. Avrebbero fatto di sicuro bene…".

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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