Social bonus per il recupero degli immobili pubblici

0

Da inizio agosto in vigore il credito di impoosta al 65% per le donazioni effettuate a soggetti del terzo settore impegnati nel riutilizzo di beni inutilizzati o confiscati alla criminalità organizzata

Al via un nuovo bonus per chi decide di finanziarie i soggetti del Terzo settore impegnati nel recupero degli immobili pubblici e di quelli confiscati alla criminalità organizzata. Il “social bonus” previsto dal Codice per il Terzo settore, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 agosto scorso, sarà pari al 65% delle donazioni effettuate. Con la riforma del settore scatta anche più trasparenza per l'uso dei fondi del 5 per mille con gli enti obbligati, da ora in poi, a indicare in dettaglio la destinazione dei fondi dei quali sono stati beneficiari.
 
Al via un nuovo bonus fiscale. Il Codice introduce dunque un nuovo credito d'imposta denominato “social bonus” che sarà riconosciuto a chi decide di effettuare delle donazioni in denaro in favore degli enti del Terzo settore che hanno presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni, anche immobili, confiscati alla criminalità organizzata a loro assegnati. I progetti dovranno prevedere ovviamente solo l'utilizzo dei beni per scopi sociali, comprese eventuali attività sanitarie. Il “social bonus” è pari al 65% dell'importo delle donazioni se effettuate da soggetti Irpef, e al 50% dell'importo donato in caso di società. Si potrà utilizzare esclusivamente nella forma del credito d'imposta, in tre rate annuali di pari importo. Ai destinatari dei finanziamenti è richiesta la massima trasparenza: dovranno, infatti, pubblicare sul proprio sito, in una pagina dedicata e facilmente individuabile,tutte le informazioni relative allo stato di conservazione del bene e agli interventi di ristrutturazione o riqualificazione in atto. Le stesse informazioni dovranno essere inserite in un apposito portale, gestito dal  Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
 
I fondi del 5 per mille. Per quanto riguarda il 5 per mille, il Decreto di modifica, che fa sempre parte della riforma del Terzo settore, conferma la platea dei soggetti beneficiari per i quali è ora prevista anche l'iscrizione in uno speciale Registro che sarà istituto presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Potranno iscriversi, e quindi ottenere i finanziamenti a valere sull'Irpef, Ong, associazioni di promozione sociale e associazioni e fondazioni di diritto privato che operano nei settori della beneficienza. Confermate poi le altre possibili scelte per la finalizzazione del finanziamento, ossia: ricerca scientifica e università, ricerca sanitaria, sostegno alle associazioni sportive dilettantistiche, riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale.
Resta anche ferma la destinazione della quota del cinque per mille dell'Irpef a favore del finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici. A breve arriveranno, poi, altre novità per quel che riguarda le scelte non effettuate. Destinare il 5 per mille, infatti, non è obbligatorio, ma fino ad oggi in caso di scelte non effettuate i fondi sono stati assegnati in proporzione al totale delle scelte offerte. In futuro, invece, questa ripartizione sarà rivista e saranno anche ridotti i tempi per gli accreditamenti ai singoli enti.
 
La destinazione dei fondi. Per chi riceve questi finanziamenti scattano invece fin da subito nuovi obblighi di trasparenza. I beneficiari del riparto del contributo, infatti, hanno ora l'obbligo di redigere un apposito rendiconto, accompagnato da una relazione illustrativa, dal quale dovranno risultare  in modo chiaro, trasparente e dettagliato la destinazione e l'utilizzo delle somme percepite. Lo stesso resoconto dovrà essere pubblicato sul sito web dei beneficiari, per cui sarà possibile verificareOAS_RICH(‘Bottom’); come effettivamente sono stati utilizzati i fondi percepiti sulla base delle indicazioni espresse in sede di dichiarazione dei redditi. Per gli enti che non dovessero rispettare l'obbligo di trasparenza scatterà una sanzione pecuniaria pari al 25 per cento del contributo percepito.

[ Fonte articolo: Repubblica ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*