Ma Renzi si sente un uomo di sinistra?

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L’obiettivo è di sollevare le condizioni del popolo, la sua occupazione, il suo reddito, la sua consapevolezza culturale e politica

NONOSTANTE che in agosto (almeno nel nostro emisfero) il potere legislativo e i politici siano in vacanza, quest’anno la situazione è diversa in tutto il mondo. In particolare per quel che ci interessa in Italia, in Europa e nel Mediterraneo.

Questo da un punto di vista geopolitico. Ma se vogliamo indicare i problemi che colorano il quadro, essi sono quelli politici, economici e sociali propriamente detti e di essi dovremo occuparci anche oggi.
Ripeteremo quanto in proposito abbiamo già detto domenica scorsa? Non credo. Il mondo intero sta cambiando giorno per giorno e quindi cambiano anche le diagnosi e le terapie. Non è facile, ma è questo che tenteremo oggi di fare.

Per quanto riguarda l’Italia i nomi indicativi sono quelli di Gentiloni, Renzi, Minniti, Delrio, Alfano, Pisapia. Per quanto riguarda l’Europa Merkel e Macron. Infine Mario Draghi, sia per l’economia sia per la politica delle singole nazioni e per l’Europa nel suo complesso. La situazione è multiforme per quanto riguarda il quadro e i colori che gli confermano forma e contenuto. Viene fatto di usare l’antico motto militaresco applicato al nostro mestiere giornalistico: «All’erta, sentinella!». E la volenterosa risposta: «All’erta sto! ».
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L’attuale partito di maggioranza relativa, alla Camera ma non al Senato, è il Partito democratico, definito da tutti i suoi esponenti “partito di centrosinistra” o se volete “socialdemocratico”.

Queste definizioni ebbero un passato storico di settant’anni e uno slogan che mi fa personalmente piacere ricordare perché è oggi attuale come settant’anni fa: si chiama “Giustizia e Libertà”. Ricorda i fratelli Rosselli e poi Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Ugo La Malfa, Leo Valiani, Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, Sandro Pertini e tanti altri. Ma ricorda anche uomini, idee, battaglie assai più lontane nella storia europea: l’Illuminismo di Diderot e di Voltaire, i fisiocratici, Smith e Hume, Ricardo e Hobbes, la Grande Rivoluzione del 1789 e tutto quel che venne dopo in Europa e nel mondo occidentale.

Non si tratta qui d’una inutile esibizione culturale ma di una società storica che mai come oggi illumina la modernità. Non capiremo il passato senza aver nelle mani i suoi ideali e i suoi orrori, le sue bassezze e i suoi valori. Il mondo cambia ogni giorno ma senza l’immenso deposito d’un passato di questa vastità di azioni e di pensieri sarebbe praticamente impossibile vivere un presente operativo e immaginare un futuro adeguato.
Il presente operativo: ecco quello col quale siamo sempre più alle prese. Matteo Renzi dovrebbe esserne conscio perché è da come l’affronterà che dipenderanno i destini dell’Italia moderna e quindi almeno in parte quelli dell’Europa.

La domanda che faccio a Renzi (non è la prima volta ma non ho mai avuto risposte e non solo di parole ma di fatti e interventi concreti) è la seguente: si sente un uomo di sinistra, di quella che ho qui cercato di ricordare nei pensieri e nei fatti degli ultimi tre secoli della storia d’Europa?

Se la riposta è affermativa, allora non ha bisogno di Pisapia, di Bersani di D’Alema. L’uomo di sinistra deve essere lui con chi come lui avverte lo stesso obiettivo e la necessità degli interventi che realizzino quell’ideale e i suoi valori.

Non deve trattarsi di rivalità ma della ricostruzione d’una classe dirigente che ai valori e agli ideali affianchi interventi concreti.

L’obiettivo è di sollevare le condizioni del popolo, la sua occupazione, il suo reddito, la sua consapevolezza culturale e politica.

Questo deve essere l’obiettivo di Renzi se vuole impersonare, insieme alla classe dirigente del Pd, la sinistra moderna italiana ed europea, di cui l’Italia deve essere gran parte.

Non starò a ripetere i nomi più altisonanti di quella classe dirigente; li ho fatti più volte e oggi mi taccio, ma Renzi dimostri di aver capito ed operi. Le elezioni le avremo nella primavera dell’anno prossimo. Prima ci saranno quelle siciliane, molto importanti per le sfide che comportano e per un problema politico di notevole peso: quello della nascita di un centro democratico che si associ alla sinistra come ho già ricordato nell’indicare la natura del Partito democratico. Natura ulivista che nacque con Prodi e che è sempre stata il sottofondo politico del riformismo democratico italiano, dai tempi di Cavour, Rattazzi, Minghetti e di Garibaldi. La storia deve pur servire a costruire il presente e il futuro. Studiatela e applicatela aggiungendole quanto utile e necessario.

Tra le tante questioni che il presente richiede ce ne sono alcune che dobbiamo esaminare. La prima è il programma di Minniti per rimpatriare i fuggitivi dell’Africa tripolitana con una serie di investimenti da attivare subito a loro beneficio.

Il piano Minniti, condiviso da Gentiloni, sia applicato subito. Caro ministro, non perda un solo minuto. Si tratta di decine di migliaia di fuggitivi da riconquistare alle condizioni già approvate con i governi africani dell’Africa tripolitana, ma si tratta soprattutto di una politica del futuro che punta sulla crescita dell’Africa da tutti i punti di vista.

Se mai volessimo rivangare un passato assai antico ma proprio per questo più che mai impegnativo ricordiamoci di Scipione l’Africano e alcuni secoli dopo di Agostino vescovo d’Ippona, uno dei santi più grandi della storia cristiana, non a caso ricordato da papa Francesco come uno dei santi essenziali di quella cultura religiosa.

Il nostro futuro di nazione europea mediterranea deve prevedere la crescita dell’Africa soprattutto nella sua parte di Nord-Ovest che è quella che più di tutti interessa Paesi come l’Italia, la Francia, la Spagna, il Portogallo. Questa è la grande strategia del futuro mediterraneo e questa dovrebbe essere la politica di quelle nazioni europee qui indicata.

C’è una seconda questione e un secondo nome da ricordare a Gentiloni e a Renzi ed è quello di Macron.

Ho già ricordato domenica scorsa l’attitudine napoleonica del nuovo Presidente della Repubblica francese. Ebbene, l’Europa attuale dovrebbe procedere al più presto verso una struttura federale e non più soltanto confederale. L’eventuale Napoleone di una Repubblica federale ha di fronte a sé un Congresso democratico senza la collaborazione del quale la situazione diventerebbe impraticabile.

L’Italia, a mio avviso, dovrebbe puntare a fondo alla federazione. Renzi ha dato buona prova in proposito. Continui. Faccia appello in via immediata al ministro delle Finanze preposto all’Eurozona; faccia applicare una sorta di Polizia europea del tipo Fbi e un ministro europeo preposto a tale fondamentale strumento operativo.

Infine Angela Merkel. Tra poche settimane ci saranno le elezioni decisive per la Germania e per l’Europa. Per Gentiloni e per Renzi una vittoria di Merkel e una rinnovata coalizione con i socialisti sarebbero molto importanti proprio per far valere l’europeismo della Germania.

Il nostro non deve essere un continente dittatoriale, ma presidenziale che è cosa ben diversa. Questo dovrebbe essere il senso della politica europea e, per quanto più direttamenteOAS_RICH(‘Bottom’); ci riguarda, di quella italiana.
Agosto è capo d’inverno, dice un nostro antico proverbio. E questo dovrà essere un inverno che si gioca gran parte del nostro futuro. Giustizia e Libertà, ricordatelo tutti, per il bene di un Paese e del suo popolo sovrano.

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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